No, non è un reato. Non si può essere processati e soprattutto condannati per furto. Infatti l’articolo 649 del codice penale stabilisce che, per i delitti contro il patrimonio, compreso il furto e l’appropriazione indebita, il coniuge non legalmente separato beneficia, in determinate condizioni, di una causa di non punibilità.
Dal punto di vista civile bisogna capire è di chi sono quei soldi, con quale intenzione e con quale finalità vengono presi.
Molto rilevante è la prassi della coppia.
Se, all’interno della famiglia, i coniugi hanno una gestione condivisa delle risorse e c’è un consenso, anche implicito, all’utilizzo del denaro per le esigenze familiari, la situazione è completamente diversa.
Pensiamo, ad esempio, ai soldi lasciati abitualmente a disposizione di entrambi per fare la spesa, pagare le bollette o sostenere le altre necessità della famiglia.
In quel caso bisogna verificare concretamente quale fosse la destinazione del denaro, quale fosse l’accordo tra i coniugi e se esistesse effettivamente una volontà di sottrarre il denaro all’altro.
Però al tempo stesso essere sposati non significa che tutti i soldi presenti in casa siano automaticamente di entrambi. Il regime patrimoniale della famiglia e la concreta titolarità delle singole somme sono questioni diverse.
Se, per esempio, la moglie prende 50 euro dal portafoglio del marito per comprare la spesa, pagare una necessità dei figli o sostenere una normale esigenza della famiglia, difficilmente avrebbe senso qualificare il comportamento come una violazione dei doveri coniugali.
L’art. 143 c.c. impone infatti a entrambi i coniugi assistenza morale e materiale, collaborazione nell’interesse della famiglia e contribuzione ai bisogni della famiglia, in relazione alle proprie sostanze e alla propria capacità di lavoro professionale o casalingo.
Quindi nella vita matrimoniale esiste fisiologicamente una certa elasticità nella gestione delle risorse economiche: non è necessario che ogni 20 o 50 euro spesi per la famiglia siano previamente autorizzati dall’altro coniuge.
Se la moglie prende occasionalmente 50 euro per una spesa familiare, siamo nell’ordinaria dinamica della vita coniugale.
Se invece entra sistematicamente nel portafoglio del marito, preleva denaro per esigenze esclusivamente personali, lo fa senza consenso e magari nasconde sistematicamente i prelievi, non siamo più semplicemente davanti a una modalità di gestione delle spese familiari.
Potrebbe emergere una violazione dei doveri di correttezza, collaborazione e contribuzione nell’interesse della famiglia, soprattutto se la condotta incide in maniera significativa sull’equilibrio economico familiare. La giurisprudenza riconosce infatti che i doveri derivanti dall’art. 143 c.c. possono assumere rilievo anche sul piano della responsabilità coniugale.
Quindi siate morigerati nel prelevare dal portafoglio del coniuge!