Il reato di atti persecutori, quello che comunemente chiamiamo stalking, non scatta semplicemente perché una persona ti scrive tanto, ti telefona continuamente o cerca ripetutamente di contattarti sui social.
La legge richiede qualcosa di più.
Ci devono essere condotte reiterate di minaccia o molestia tali da provocare una delle conseguenze gravi: un perdurante e grave stato di ansia o di paura, un fondato timore per la propria incolumità, oppure la costrizione ad alterare le proprie abitudini di vita.
Quindi attenzione:
“Mi dà fastidio” non è necessariamente “mi sta perseguitando penalmente”.
Non esiste un numero magico di messaggi oltre il quale scatta lo stalking.
Più che il numero delle interazioni, conta il contenuto e la sostanza delle condotte.
Diverso è il caso in cui, dopo che ho chiaramente chiesto di interrompere i contatti, quella persona continui sistematicamente a scrivermi, mi telefoni da numeri diversi, mi contatti attraverso amici e profili social, si presenti nei luoghi che frequento e questa condotta finisca per provocarmi una situazione di ansia grave e perdurante, oppure mi porti, per esempio, a cambiare le mie abitudini: smettere di andare in determinati luoghi, cambiare percorso, modificare il modo in cui accompagno i figli o evitare determinate situazioni per paura di incontrarla. È qui che il quadro cambia.
La legge considera espressamente anche le condotte realizzate attraverso strumenti informatici o telematici e prevede una specifica aggravante.
Quindi WhatsApp, Instagram, Facebook, email, telefonate e messaggi possono tutti entrare nella valutazione complessiva della condotta.
Al di là della esistenza o meno del reato di stalking, è fondamentale non sottovalutare mai comportamenti insistenti e invasivi che possono trasformarsi in controllo, paura o limitazione della libertà di una donna.
La tutela non può e non deve iniziare soltanto quando la violenza diventa fisica o quando è ormai troppo tardi: deve iniziare prima, imparando a riconoscere i segnali e promuovendo una cultura fondata sul rispetto.